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La tribù universitaria contro la riforma Gelmini. Il Rettore agli studenti: "sono dalla vostra parte"
24 Ott 2008 - 08:05:39


La protesta del popolo dell’Università di Palermo contro i tagli e le riforme del ministro Gelmini è cominciata venerdì 17 ottobre in grande stile, con la partecipazione di almeno 4mila persone, tra studenti, professori, ricercatori e personale tecnico e amministrativo. Ad accogliere la fiumana dei partecipanti non è bastata l’aula magna di Ingegneria, inizialmente indicata come luogo dell’incontro, così l’Assemblea, organizzata da tutti i sindacati dell’Università, si è spostata nel piazzale alle spalle dell’edificio che ospita la facoltà di Architettura. Per ironia della sorte, l’organizzazione degli spazi rifletteva le gerarchie all’interno dell’università. L’ampio cortile è scavato al di sotto del livello di Viale delle Scienze, per accedervi bisogna scendere una scalinata. Se si vuole, però, si può interrompere la discesa a metà, per sostare sulla balconata del primo piano.

Quel giorno, la massa dei partecipanti si è assiepata nel cortile, i molti relatori, invece, si sono alternati al microfono al balcone del primo piano. Tutti in piedi, studenti, docenti di tutte le fasce, dottorandi, assegnisti e presidi, per ribadire il loro no al decreto di riforma dell’Università e programmare, al termine dell’assemblea, una serie di azioni di protesta, poi messe in atto nei giorni successivi, con la benedizione del rettore uscente Giuseppe Silvestri: la marcia da Viale delle Scienze di Lunedì 20 Ottobre verso la sede del rettorato a Piazza Marina e la sospensione delle attività didattiche da parte del rettore, che ha autorizzato per Martedì assemblee in tutte le facoltà e indetto per le ore 11,30 un corteo cittadino, capitanato dai docenti, che si è snodato per le principali arterie della città.

Nel pomeriggio di Venerdì 17, a Lettere e Filosofia, gli studenti riuniti in Assemblea permanente, hanno approvato un documento finale che sintetizza quelli elaborati dalle tre facoltà più agguerrite di Ingegneria, Scienze e Lettere. Queste facoltà si oppongono alla riforma della Gelmini, concepita sotto l’ombra del Ministro dell’economia Tremonti, che impone riduzioni economiche, di personale, del fondo di stanziamento ordinario, e che prevede soltanto due nuove assunzioni ogni dieci docenti che andranno in pensione fino al 2013. Per contrastare l’approvazione del decreto, di cui si discuterà il 31 ottobre al Senato, si è deciso inoltre di istituire dei tavoli per la raccolta firme.

Secondo un comunicato, il decreto approvato il 25 giugno, poi diventato legge 133, modifica radicalmente la struttura dell’università. Si prevede infatti un taglio di 500 milioni di euro in 3 anni alle università. Per alcuni atenei questo potrebbe significare la chiusura, a meno che le università pubbliche non scelgano di diventare fondazioni private. In tal caso, riuscirebbero ad autofinanziarsi aumentando le tasse agli studenti, poiché queste non sarebbero più soggette ad alcun limite di legge. Le tasse infatti potrebbero aumentare a dismisura, anche raggiungendo i 6-7mila euro l'anno (15mila nella peggiore delle ipotesi), sul modello delle università americane. Inoltre, le fondazioni verrebbero finanziate da enti privati e tali enti finirebbero per tagliare le gambe a tutti quei settori universitari e di ricerca che non rientrano nei loro interessi. Ma soprattutto – si legge nel comunicato –  sarebbero le ricerche a venir danneggiate pesantemente, non più spinte dal puro interesse culturale e sociale, ma dai fondi messi a disposizione dalle commissioni dirette degli enti stessi.  
Lunedì 20 Ottobre, la protesta anti-Gelmini ha radunato a Piazza Marina ben 12mila persone in rappresentanza del mondo studentesco e accademico. A Palermo mai studenti e docenti erano scesi in piazza insieme, sciorinando slogan dai toni duri, intonando canti e cori contro il governo, e portando in processione, a spalla, un feretro nero con la bara dell’Università. Silvestri ha impedito l’occupazione simbolica del rettorato, ma ha affrontato la piazza, ribadendo: “Io sono dalla vostra parte, i vertici dell’università sono preoccupati come voi”. Il motivo di preoccupazione: «con i tagli previsti avremmo difficoltà a chiudere il bilancio del 2009 e non ce la faremo ad approvare quello del 2010. Ci vogliono costringere ad aumentare le tasse degli studenti. Ma io mi sono sempre opposto».

Davide Cufalo

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