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American Beauty: Generazioni a Confronto
03 Ott 2008 - 12:01:52


Una donna quasi “perfetta”.
Durante la mia carriera scolastica, ho conosciuto una professoressa molto preparata, sempre ordinata e garbata nei modi. Tuttavia, alcune mie compagne la criticavano per il suo modo di vestire, lindo ed accurato. Che dietro l’apparente perfezione della donna si celasse, in vero, un senso d’insicurezza, allora, l’avevo come presentito: la nostra insegnante ci confessò, da madre preoccupata, di avere con sua figlia un rapporto non proprio idilliaco.
Che alcune persone, invece, facciano della propria “perfezione” un modo di perpetuare il male, o meglio l’immaturità nelle nuove generazioni, questo no, non posso accettarlo, è privo di attenuanti, come dimostra il film American Beauty (1999) del regista Sam Mendes. Nei quartieri residenziali americani, tutto fila liscio, almeno all’apparenza: il lavoro è gratificante, la casa come l’automobile sono tenute in perfetto ordine. Così, la pensa Carolyn (Annette Bening), agente immobiliare, che si sente una donna realizzata, anche se, per il suo avanzamento di carriera, conta molto sul fatto di cornificare il marito. Nella vita di lei c’è pure spazio per l’impulso artistico: la donna va fiera della varietà di rose, belle e profumate, che coltiva nel suo giardino.

Il dialogo in famiglia, il valore dell’amicizia.
Come va il dialogo in famiglia fra Carolyn, il marito e la figlia Jane (Thora Birch), la tipica adolescente arrabbiata, sempre scontrosa e insoddisfatta? Non bene, a giudicare dalle poche parole che si scambiano a tavola, sufficienti però a far saltare i nervi ai commensali che se ne dicono di tutti i colori. Il marito Lester (Kevin Spacey), pubblicitario, è sull’orlo di una crisi di nervi, così, dopo anni di rabbia repressa, accumulata sul posto di lavoro, sbotta e manda tutti a quel paese. Inutile dire che viene licenziato, ma Lester se ne frega, perché ha deciso di cambiare vita. Per comunicare questa sua decisione a moglie e figlia prende dalla tavola il piatto con la pietanza e lo scaglia con violenza al muro. La moglie è allibita, la figlia Jane, invece, ne resta ammaliata: finalmente la figura del padre che prende in mano le redini della situazione!

Jane, però, ha qualcosa da rimproverare ai genitori, al padre in particolare, quando, in una feroce requisitoria contro il “mondo degli adulti”, lo accusa di provare attrazione per le compagne di scuola che vengono a casa sua. Lester, dal canto suo, ambisce a rinascere “superuomo”: fa ginnastica e sollevamento pesi in cantina perché spera, una volta riconquistato il vigore fisico di un tempo, di fare sua Angela (Mena Suvari), l’amica della figlia, che incarna il mito della tipica bellezza americana: capelli biondi, occhi azzurri, forme perfette. Tutto il contrario di Jane che si sente brutta e frequenta Angela allo scopo di ricavarne un po’ di bellezza riflessa. La bionda Angela, invece, non solo usa la sua amicizia con Jane per sentirsi speciale agli occhi del mondo, ma adora anche stuzzicare, con la sua fresca presenza, i sensi del padre dell’amica, Lester. Questi è talmente estasiato alla vista di un saggio di danza in cui figura Angela, che la rivede, con l’immaginazione, nuda, distesa su di un letto di petali di rose.


La bellezza, l’amore.
Ricky (Wes Bentley) è un adolescente che non disdegna le comodità della vita: nella sua camera da letto convive con la tecnologia più sofisticata. Per comprarsela ha dovuto e continua a spacciare droga all’insaputa dei suoi genitori. Il ragazzo, benché disonesto, denota una sensibilità fuori dell’ordinario con cui fa colpo su Jane, la figlia dei vicini di casa che accetta di lasciarsi filmare, amare dal ragazzo. Ricky, il voyeur che maneggia la telecamera con destrezza, si diverte a spiare, dalla finestra della sua camera, ciò che accade dentro le case dei vicini. Non si tratta solo di morbosa curiosità, poiché le immagini poi sono occasione di meditazione sul senso della vita. La bellezza, a volte, si annida dove meno ci si aspetta: un semplice sacchetto di plastica che danza nell’aria sospinto dal vento.

Il metodo “spartano” di formazione.
Speciale, come padre, è Fitts (Chris Cooper), colonnello dei marines in pensione, che pretende dal figlio Ricky un inutile, quanto insensato, rispetto di regole ed orari militareschi. Per Fitts-padre, la casa è una caserma, il figlio un camerata, la moglie una sguattera. Il colonnello-padre ha un passato così glorioso che il figlio non può fare altro che annuire: verso il padre, egli manifesta un ossequio più formale che sentito veramente. Quando il Signor Fitts scopre il modo del figlio di procurarsi il denaro, lo picchia a sangue. Così, Ricky decide di andare via di casa, non prima di avere salutato la madre, inebetita a causa dei modi furiosi e violenti del marito. La donna piange, ma il figlio le vuole bene come se ne vorrebbe ad una malata di mente, non colpevole per il suo male. Il rigido, perfezionista e moralista colonnello Fitts è incapace di amare come di coltivare la bellezza anche in casa sua, perché vive le emozioni in senso negativo, come se fossero un limite all’intelligenza. Per circostanze fortuite, arriva a sospettare l’omosessualità del figlio, anche se, in realtà, è il Fitts-padre, memore della virilità ostentata ai tempi del militare, il primo ad andare in visibilio alla vista del sudore e dei muscoli del vicino di casa Lester, che poi abbraccerà in un momento di debolezza.

Davide · 766 visite · 1 commento

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Commenti

Commento di: Giorgio [ Membro ]
Vorrei imbonire l'articolo del nostro collega nonchè delegato regionale, per l'assoluta chiarezza e sagacia intellettuale con cui ha analizzato uno tra i miei film preferiti ovvero American Beauty. A mio parere possiamo trovare tutte le ansie, tutte le contraddizioni della società odierna... Vorrei soffermarmi sul vero protagonista, in fondo, del film cioè Lester Burnham (Kevin Spacey) in piena crisi di mezza età, sta rischiando di perdere il lavoro come poi in effetti avverrà e realmente non sa qual'è la sua meta; emblematiche le parole all'inizio del film in cui dice che l'apice della sua giornata è farsi una sega sotto la doccia, in fondo se vogliamo è un eroe esistenziale contemporaneo sopraffatto dagli eventi ,ma questi stessi non lo mettono in crisi, per il momento, definitivamente, ma si divertirà (in senso pascaliano) come i ragazzi quasi a riscoprire una seconda gioventù e, quando scopre che il suo oggetto del desiderio tanto agognato è soltanto una bimba, prende coscienza della sua vanità: assecondare fantasie giovanili, per evitare di assumersi le responsabilità di tutte la sue manchevolezze, nei ruoli di padre, marito e lavoratore.
   20.10.08 @ 13:36:44

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